UBTech Robotics, una delle aziende sostenute dal governo di Pechino e considerate tra i leader mondiali del settore, ha presentato U1, un robot umanoide progettato non tanto per produrre, quanto per accompagnare le persone nella vita quotidianaUBTech Robotics, una delle aziende sostenute dal governo di Pechino e considerate tra i leader mondiali del settore, ha presentato U1, un robot umanoide progettato non tanto per produrre, quanto per accompagnare le persone nella vita quotidianaL'umanoide U1 di UBTech segna un cambio di rotta nel mercato della robotica. Non nasce per lavorare in fabbrica ma per entrare nelle case, conversare, riconoscere le emozioni e assistere anziani e persone sole. È un settore su cui Pechino punta sempre di più mentre il Paese affronta l'invecchiamento della popolazione. Per anni il futuro dei robot umanoidi è stato immaginato dentro le fabbriche. Le immagini che arrivavano dalle aziende mostravano macchine impegnate ad assemblare automobili, spostare scatole nei magazzini o sostituire gli operai nelle attività più ripetitive. La nuova scommessa dell'industria cinese è diversa: portare questi robot nei salotti di casa.UBTech Robotics, una delle aziende sostenute dal governo di Pechino e considerate tra i leader mondiali del settore, ha presentato U1, un robot umanoide progettato non tanto per produrre, quanto per accompagnare le persone nella vita quotidiana. L'azienda lo descrive come un assistente capace di offrire compagnia, sostegno emotivo e assistenza personale grazie all'intelligenza artificiale. Il prezzo parte da 119.800 yuan, poco più di 15 mila euro, e arriva fino a 990 mila yuan, circa 127 mila euro, per le configurazioni più evolute. Nonostante i costi ancora elevati, UBTech sostiene di aver già raccolto oltre 13 mila prenotazioni, con le prime consegne previste per settembre.Il mercato cambia direzioneLa presentazione di U1 racconta qualcosa che va oltre il singolo prodotto. Negli ultimi mesi quasi tutti i grandi protagonisti della robotica hanno mostrato umanoidi destinati al lavoro industriale. Tesla continua a sviluppare Optimus per le linee produttive, Figure AI collabora con Bmw, mentre aziende cinesi come Unitree, AgiBot e Fourier stanno puntando sugli stabilimenti manifatturieri. UBTech, invece, ha deciso di iniziare dalle case. È un passaggio importante perché sposta il valore del robot dalla forza fisica alla relazione con le persone. Non viene venduto come qualcuno che sostituisce il lavoro umano, ma come una presenza costante nella quotidianità.Un assistente costruito per interagireDal punto di vista tecnico, U1 prova ad avvicinarsi il più possibile ai movimenti umani. Il modello maschile misura 183 centimetri, quello femminile 168. La struttura comprende 88 gradi di libertà articolare, con un sistema cervicale a doppio perno che permette movimenti fluidi del collo, delle spalle e del busto. La pelle è realizzata con un nuovo materiale siliconico biomimetico pensato per riprodurre consistenza e riflessi dell'epidermide umana. Anche il volto è stato progettato per aumentare il realismo: le espressioni facciali vengono sincronizzate con la voce in meno di venti millisecondi, riducendo quel ritardo che rende immediatamente artificiale una conversazione. Dietro la parte estetica c'è un modello di intelligenza artificiale sviluppato specificamente per l'interazione sociale. Secondo UBTech il software riconosce oltre venti stati emotivi analizzando espressioni facciali, tono della voce e contesto della conversazione, raggiungendo un'accuratezza superiore al 90%. Il robot può ricordare appuntamenti, monitorare alcune attività quotidiane, suggerire quando assumere farmaci, conversare su argomenti già affrontati in passato e adattare progressivamente il proprio comportamento alle abitudini dell'utente.Il volto può essere quello che sceglie il clienteLa funzione che più ha attirato l'attenzione riguarda la personalizzazione. UBTech prevede di offrire la possibilità di modificare completamente l'aspetto del robot, ricreando il volto di un familiare, di una celebrità o di un personaggio immaginario. Attraverso scansioni tridimensionali e sistemi di clonazione vocale sarà possibile costruire copie estremamente realistiche. È un'idea che ha immediatamente riaperto il dibattito sulle cosiddette "repliche digitali" delle persone, soprattutto quando si parla di parenti scomparsi. Negli ultimi anni diverse startup avevano già sperimentato chatbot costruiti sui messaggi lasciati da persone decedute; UBTech prova a fare un passo ulteriore aggiungendo un corpo fisico.La vera emergenza è demograficaDietro questa strategia c'è soprattutto la situazione della Cina. Il Paese sta attraversando uno dei più rapidi processi di invecchiamento della popolazione mai registrati. Il tasso di natalità continua a diminuire mentre aumenta il numero di anziani che vivono soli. Secondo le stime citate dall'azienda, in Cina vivono circa 118 milioni di anziani senza figli in casa e quasi 90 milioni di adulti che abitano da soli. A questo si aggiunge una cronica carenza di personale dedicato all'assistenza. In questo scenario i robot umanoidi vengono presentati come una possibile risposta sia alla mancanza di caregiver sia all'isolamento sociale. L'obiettivo dichiarato non è sostituire gli esseri umani, ma affiancarli nelle attività quotidiane, ricordando terapie, monitorando il benessere e mantenendo una conversazione continua. Dalla corsa all'intelligenza artificiale alla corsa agli umanoidiNegli ultimi due anni la Cina ha trasformato la robotica in una priorità industriale. Pechino considera gli umanoidi uno dei settori strategici del prossimo decennio, al pari dei semiconduttori e dell'intelligenza artificiale generativa. Il governo ha inserito questi sistemi tra le industrie emergenti da sostenere con investimenti pubblici, mentre decine di aziende stanno accelerando la produzione con l'obiettivo di abbassare rapidamente i prezzi. Secondo diverse società di analisi, il costo degli umanoidi potrebbe diminuire in modo significativo entro la fine del decennio, rendendo questi dispositivi accessibili a una fascia molto più ampia di consumatori. U1, quindi, rappresenta qualcosa di più di un semplice prodotto: è uno dei primi tentativi di verificare se le persone siano davvero disposte a convivere con un robot pensato non per lavorare, ma per occupare uno spazio che finora apparteneva quasi esclusivamente alle relazioni umane.Tag LEGGI ANCHE L'E COMMUNITYEntra nella nostra community Whatsapp