A New York il Pride è una festa di tutta la città, in cui, attraverso l’affermazione dei diritti di una parte della comunità, si celebra l’identità stessa di New York: inclusiva, accogliente, eretica. «A New York arrivano quelli che altrove sono giudicati strani» ha detto Jane, 36 anni, newyorchese del Missouri, come si è autodefinita. Basta guardarsi intorno per rendersene conto.

La parata è partita a mezzogiorno dalla 26esima strada e ha attraversato la Fifth Avenue, fino al Village che si è trasformato in un fiume di colori, fino allo Stonewall Inn, il bar dove nel 1969 una retata della polizia si è trasformata in giorni di rivolta. È da lì che nasce il movimento per i diritti Lgbtqia+, e da lì ogni anno riparte il corteo, come per chiudere il cerchio nello stesso punto in cui tutto è cominciato. Centinaia di migliaia di persone hanno marciato nel West Village in quella che resta una delle più grandi feste Pride al mondo, tra carri, musica e bandiere arcobaleno che spuntano da ogni finestra.

Il tema di quest’anno era «For All of Us», per tutti noi, ripreso da una frase di Marsha P. Johnson, attivista transgender e veterana di Stonewall: non c’è pride per alcuni di noi senza liberazione per tutti noi.