Quella notte di fine giugno del 1969, allo Stonewall Inn di Manhattan, la polizia di New York entrò come aveva già fatto molte altre volte: con la certezza che i clienti di quel bar del Greenwich Village, frequentato dalla comunità gay e transgender, si sarebbero dispersi senza reagire. Questa volta accadde il contrario. Per giorni, le persone che vivevano ai margini della società si opposero ai continui soprusi delle forze dell’ordine. Quella rivolta, passata alla storia come i moti di Stonewall, è considerata l’atto di nascita del moderno movimento per i diritti delle persone LGBTQ+.
Un anno dopo, il 28 giugno 1970, le prime marce dell’orgoglio attraversarono le strade di New York, Los Angeles e Chicago. Erano cortei molto diversi da quelli di oggi: più sobri, segnati dalla richiesta di diritti e riconoscimento in un’epoca in cui dichiarare apertamente il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere significava spesso esporsi a discriminazioni, violenze e isolamento. Da allora il Pride è diventato un appuntamento internazionale, ma senza perdere la sua dimensione politica: dietro la festa resta la rivendicazione dell’uguaglianza.
Una bandiera nata per raccontare la diversità









