Scenari

Auto contro bici: perché gli incidenti sono ancora così frequenti

Il numero di ciclisti coinvolti in sinistri mortali è elevatissimo. Servono infrastrutture adeguate, ma anche un cambio di mentalità. Che promuova il rispetto reciproco

C'è un "bollettino di guerra" che racconta quanto sia difficile la convivenza tra chi va in bici e chi va in auto: nel 2025, in Italia, i ciclisti rimasti vittime di incidenti mortali ammontano a 222; e nei primi quattro mesi del 2026 sono stati 58 (dati Asaps, Associazione amici della polizia stradale). Nel 60% dei casi, l'evento deriva proprio da una collisione con una vettura, percentuale che sale addirittura all'80% in presenza di bici a cosiddetta pedalata assistita, che sfruttano cioè l'ausilio di un motore elettrico.

La coabitazione tra mezzi così diversi è complessa soprattutto in città, dove dal 2020 i Comuni puntano sulla mobilità mista, con la creazione sia di piste ciclabili separate dal resto della strada sia di semplici corsie ciclabili che, dal punto di vista fisico, sono valicabili da qualsiasi veicolo a motore: qui, sulle strade urbane, per via del traffico intenso, si registrano la metà dei sinistri mortali dei biker e la quasi totalità dei 17 mila feriti gravi. Ma se le lacune infrastrutturali sono parte non secondaria nella genesi di questa strage silenziosa, c'è anche un aspetto culturale che non possiamo trascurare.