HomeEditoriale e CommentoAmicizia ferita, ma l’alleanza deve continuareTrump e i rapporti Italia-Usa. Perché la via della seta è importante, ma Pechino è il terzo Paese da cui importiamo, mentre Washington è il terzo in cui esportiamoIl presidente statunitense Donald Trump (Ansa)Ricevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciCerto non è facile distinguere. Che la maggioranza degli italiani ritenga ora gli Stati Uniti un alleato inaffidabile, è un dato preoccupante certificato da studi e sondaggi. Ma è comprensibile. Anche senza studiare ogni giorno le ondivaghe dichiarazioni (e azioni) della Casa Bianca, è evidente che il ciclone Trump è in grado di radere al suolo qualunque fiducia: per lui, e a seguire per il suo Paese. Del resto, anche la maggioranza degli americani sembra pensarla come noi. Di fronte a personalità cosi, è difficile non vedere buio all’orizzonte, a cominciare proprio dagli Usa, dove sono arrabbiati per come sia diventato caro il pieno di benzina, più di quanto appaia fragile la tregua con l’Iran. Questo vallo atlantico, inteso come Oceano che ci divide, non deve né rallegrarci, né consolidarsi. Bene ha fatto Meloni a passare oltre gli attacchi personali. Bene facciamo a pensare che le alleanze strategiche sono più solide delle persone che di volta in volta le interpretano. Sapendo che il dopo Trump non sarà ovviamente come il prima: dazi, Nato, tutto è in evoluzione in questo inizio di millennio, pur senza che siano ribaltati schemi e schieramenti.
Amicizia ferita, ma l’alleanza deve continuare
Trump e i rapporti Italia-Usa. Perché la via della seta è importante, ma Pechino è il terzo Paese da cui importiamo, mentre Washington è il terzo in cui esportiamo








