Il segretario di Stato: "Supereremo la cosa". Ma ammette: "Donald è contrariato"

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"Le nostre relazioni con l'Italia proseguono senza intoppi a ogni livello: militare e non solo", ma "ovviamente il presidente Trump è molto contrariato: ritiene che, in un momento in cui affrontavamo una minaccia che riguardava non solo noi ma soprattutto l'Europa, molti Paesi europei non si siano fatti avanti a sufficienza, non c'erano, e purtroppo l'Italia era tra questi". A parlare, dal Bahrein, tappa della sua missione nel Golfo, è Marco Rubio. È probabilmente un caso che l'ordine delle frasi sia quello riportato qui sopra. Se solo il segretario di Stato americano l'avesse invertito, ci sarebbe forse un segnale più definitivo che la frattura in corso tra Washington e Roma è destinata a ricomporsi rapidamente. "Supereremo la cosa", concede ancora Rubio parlando con i giornalisti, ma ricorda che "le posizioni del presidente Trump in merito sono sempre state molto chiare e non dovrebbero sorprendere nessuno. Lo ha ribadito più volte e sono certo che questi temi torneranno d'attualità durante il vertice Nato tra un paio di settimane".Il summit di Ankara del 7-8 luglio, dunque, come banco di prova del rapporto tra il presidente americano e i "deludenti" alleati europei che non hanno voluto farsi trascinare nella sua avventura militare in Medioriente. Il giorno prima, lo stesso Trump aveva ribadito di essere rimasto "contrariato" dall'Italia, così come dal Regno Unito e da Germania, Francia e Spagna. Al fianco del presidente, il segretario generale della Nato Mark Rutte, che aveva portato con sé nello Studio Ovale una serie di cartelli per dimostrare che la gamba europea della Nato sta facendo il proprio dovere in materia di aumento delle spese militari, come chiesto dal maggiore azionista dell'Alleanza. Poi, forse per convincere lo scettico Trump, che per i grandi numeri, spesso non verificati e inverificabili ha una passione, ma senza considerare le conseguenze politiche delle sue parole, Rutte aveva riferito che durante la campagna militare contro Teheran, "dai 4mila ai 5mila aerei americani" erano decollati dalle basi europee, citando su tutti la Romania. Poche ore prima, in un'intervista, aveva parlato di "500 aerei Usa" decollati dalle basi italiane.Eppure, al netto della "contrarietà" di Trump, il filo dei dossier aperti tra Usa e Italia non si è interrotto. "Abbiamo diversi accordi pronti, su minerali critici e altre questioni, che verranno firmati a tempo debito", ha ricordato ancora Rubio da Manama. Pressoché contemporaneamente, a Washington, l'ambasciatore Armando Varricchio, inviato speciale della Farnesina per l'Innovazione, rappresentava l'Italia in qualità di osservatore al vertice sulla "Pax Silica", l'iniziativa guidata dagli Stati Uniti per rafforzare le catene di approvvigionamento tecnologico legate all'intelligenza artificiale, nel contesto del confronto tra Occidente e Cina. Varricchio firmava anche il "Joint Statement on AI Opportunity", una dichiarazione che vede l'Italia entrare a far parte di un gruppo di Paesi - tra cui Australia, Corea del Sud, Finlandia, Germania, Giappone, Grecia, India, Regno Unito e Svezia - che manterranno con gli Usa una stretta collaborazione in materia.