L'attrice australiana davanti al Parlamento Europeo ha mostrato le funzionalità dello Human Consent Registry, un documento che permette di autorizzare o vietare l'utilizzo dei propri tratti distintivi alle intelligenze artificiali. La piattaforma però al momento non è ancora del tutto operativa

Se c’è un settore che cerca di fare qualcosa per proteggere la propria categoria dall’inarrestabile avanzata delle applicazioni di intelligenza artificiale, quello è Hollywood. Cate Blanchett, attrice australiana, ha presentato al Parlamento europeo il progetto Human Consent Registry. «La tua identità è la tua proprietà intellettuale nell’era dell’AI», ha affermato Blanchett.

Lo strumento è un registro che consente di conservare una dichiarazione personale relativa al permesso di utilizzare la propria immagine e le proprie caratteristiche identificative attraverso strumenti di intelligenza artificiale. L’obiettivo è rendere tali indicazioni leggibili dai modelli di AI e trattare l’identità come un insieme di diritti sui quali ogni persona dovrebbe poter esprimere il proprio consenso.

La presentazione di Cate Blanchett rappresenta soltanto l’ultimo, almeno per ora, capitolo delle misure proposte nel tentativo di porre un argine a quella che una parte dell’industria cinematografica percepisce come una deriva capace di mettere in pericolo il lavoro e la componente umana del cinema. Non è l’unica iniziativa dell'attrice in tal senso. Blanchett è anche cofondatrice di Rsl Media, non profit che lavora alla creazione di strumenti di consenso legato all’intelligenza artificiale. La presentazione è avvenuta il 23 giugno durante un evento ospitato al Parlamento europeo dall’eurodeputata bulgara Eva Maydell, esponente del Partito popolare europeo e tra i negoziatori dell’AI Act.