la situaPer la premier, nel breve periodo, la rottura funziona. Ma quando tornerà a parlarsi con il presidente americano, come farà a evitare che un incontro, una foto, una mediazione, una triangolazione vengano letti come un nuovo passo indietro?di28 GIU 26Foto ANSALe conseguenze dello scontro tra Meloni e Trump sono più politiche che diplomatiche, e più europee che bilaterali. Nel breve periodo, per Meloni, la rottura funziona. L’opinione pubblica italiana non ama Trump, lo considera un fattore di instabilità, e la presidente del Consiglio sa bene che la sua eccessiva vicinanza al trumpismo le è già costata cara, fino al punto di leggere anche la sconfitta al referendum costituzionale come il risultato di un’identificazione troppo marcata con il presidente americano. Per questo, oggi, prendere le distanze da Trump non è solo una scelta di politica estera: è una scelta di sopravvivenza politica. Il punto vero, però, verrà dopo. Quando Meloni e Trump torneranno a parlarsi, come farà Meloni a evitare che un incontro, una foto, una mediazione, una triangolazione vengano letti come un nuovo passo indietro? Per chi ha investito su Trump, il trumpismo resta radioattivo.Meloni lo sa e prova a smarcarsi, come stanno facendo ormai quasi tutte le destre europee, comprese quelle più radicali. In realtà, l’allontanamento non nasce oggi. Dalla Groenlandia in poi, passando per le critiche sui dazi, per la replica alle parole di Trump sui soldati italiani in Afghanistan, per la vicenda di Sigonella, per il board of peace e per il sostegno all’Ucraina, le traiettorie di Meloni e Trump sono disallineate da tempo. Prima Meloni pensava ancora di poter giocare il ruolo del ponte tra Europa e Stati Uniti trumpiani. Ora vuole far dimenticare la stagione del ponte e arrivare viva alle prossime elezioni. Trump ha reagito male perché ha capito che il distacco di Meloni è un tradimento politico. Ma il paradosso è qui: Trump voleva indebolire l’Europa e moltiplicare i suoi seguaci. Invece ha costretto l’Europa a rafforzarsi e ha spinto i suoi seguaci europei ad allontanarsi da lui.Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter.E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.
Tutte le conseguenze dello scontro tra Meloni e Trump
Per la premier, nel breve periodo, la rottura funziona. Ma quando tornerà a parlarsi con il presidente americano, come farà a evitare che un incontro, una foto, una mediazione, una triangolazione vengano letti come un nuovo passo indietro?
Meloni si distacca da Trump per sopravvivenza politica domestica, dopo aver pesato il costo elettorale della vicinanza precedente al trumpismo. Il paradosso è che l'allontanamento rinforza l'Europa anziché indebolirla, spingendo i seguaci europei di Trump a marcarsi da lui.












