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Lo scenario complessivo delle auto parcheggiate a Capo Peloro, ovunque vi sia spazio, in una triste cartolina anni 70, appare scontato. Un parcheggio gratuito e vicinissimo al mare meglio di un altro un po’ distante e a pagamento. Eppure non è proprio così che doveva finire. Nell’area ex Seaflight, sito di preriserva della Laguna di Capo Peloro, splendido grazie proprio a quella Punta dichiarata seconda spiaggia d’Italia per il paesaggio – forse – nascerà un giorno lontano quel “parco Peloro” che il Comune ha previsto in continuità con lo Stretto dei miti cantati da Omero e da D’Arrigo.
Ma, oggi, le cose vanno in una direzione opposta, come dimostrano numeri e orari: sono le ore 12.20, quando nel parcheggio Torri Morandi, rileviamo la presenza di meno di 50 vetture, più altre 10 parcheggiate nei posti riservati ai diversabili. Il conducente della navetta “38 Torri Morandi” attende, pazientemente, che arrivi qualche nuovo utente da condurre alla Punta in due minuti, anche meno. Lampante il sotto-utilizzo, a fronte di 216 posti disponibili. Basta invece percorrere a piedi i 200 o 300 metri che separano l’area Torri Morandi dalla meravigliosa spiaggia di Capo Peloro, per imbattersi in una situazione opposta, e capire che questo sul demanio è il vero parcheggio. Lo si nota già dal brulicare continuo di conducenti alla ricerca di un posto libero. Le auto allineate, orizzontalmente e verticalmente alla spiaggia tra il Pilone e il parco Horcynus Orca, alle 12,36 risultano ben 190.








