na mano coperta con un guanto di lattice si infila in una gabbia dalle pareti trasparenti. Ad aspettarla c’è un ratto: è in piedi sulle zampe posteriori e il muso è rivolto verso l’alto. Non fa quasi in tempo a rendersene conto e si ritrova pancia all’aria con delle dita umane che gliela sfiorano velocemente. Quando lo stimolo cessa, il roditore non appare spaventato e cerca con i suoi piccoli occhi quella strana appendice in movimento. Durante la stimolazione tattile ha emesso dei suoni alla frequenza di 50 kHz, vocalizzazioni che il nostro orecchio non è in grado di percepire.
Il neuroscienziato Jaak Panksepp e il suo gruppo di ricerca, però, sono riusciti a catturare questa risposta e quella di altri conspecifici con un’apposita strumentazione e puntano a dimostrare che quegli ultrasuoni prodotti per il solletico, così come durante interazioni positive tra coppie di ratti, sono indicatori di esperienze piacevoli. È il 2007 quando Panksepp conferma il legame tra i suoni ad alta frequenza emessi dai roditori e il riso umano, offrendo così nuove direzioni di sviluppo alla ricerca etologica e neuroscientifica negli animali. La psicologia e la psichiatria si erano da sempre concentrate sulle emozioni negative ed erano queste ultime che scienziate e scienziati studiavano sugli animali da laboratorio, in particolar modo su topi e ratti. Quella risata ad altissima frequenza è destinata a lasciare un segno: suscita nuove domande sull’evoluzione delle emozioni, sugli effetti di esperienze positive e su come esse influenzino la vita degli animali umani e non umani.







