Arezzo, 29 giugno 2026 – “Tutti ai vostri posti!”, si direbbe dentro il set di un film, o sulla tolda di una nave. E stamani la nave salpa dal porto di Palazzo Cavallo: nelle mappe di navigazione c’è un lungo viaggio che dura cinque anni, il tempo dell’era Comanducci. Sempre che i marosi (politici) non trasformino il viaggio per mare in una tempesta perfetta. Al momento le previsioni meteo, danno bel tempo e mare liscio come l’olio per il debutto del consiglio comunale, nell’era Comanducci. Di buon mattino “tutti ai vostri posti“: 32 eletti, maggioranza netta (20 più il sindaco) con ventidue consiglieri e dodici schierati nei banchi dell’opposizione (12) . La prima boa è l’elezione del presidente del consiglio, dopo giorni di batti e ribatti sull’ipotesi Marco Donati, caldeggiata da Fratelli d’Italia come avanguardia del possibile rendez vous di Calenda con il centrodestra a livello nazionale. Operazione osservata con interesse dai meloniani romani e declinata in chiave locale da quelli aretini.

Ma il progetto è naufragato nella rete di Fare che ha alzato il muro del “no” seguendo un concetto chiaro: “La maggioranza vota un esponente della maggioranza”. Punto.

Ieri nella ridda di contatti accompagnati come sempre in politica, da schermaglie, boatos e “mele avvelenate”, nel frullatore del toto-presidente è finito il nome di Piero Melani Graverini, eletto nella civica Fare. Tanto è bastato per agitare il gossip politico, condito da congetture su una candidatura che avrebbe trovato apprezzamento anche nelle file dell’opposizione, per il suo standing. Poche ore, molta agitazione nel mare del centrodestra, ma all’ora del tramonto, è tramontata pure l’opzione e il mare è tornato calmo. La navigazione ha una rotta e una destinazione: la casella della presidenza del Consiglio è in quota Fratelli d’Italia che ha già formalizzato agli alleati il nome su cui far convergere i voti: Franceso Lucacci. Politico di lungo corso, è lui il designato alla carica. “Il presidente lo indica Fratelli d’Italia e tutto il centrodestra lo voterà” è il mantra che lega Fare a Forza Italia e Lega (oltre ovviamente ai meloniani). Con qualche distinguo, per la verità, che potrebbe manifestarsi nel segreto dell’urna sopratutto tra i consiglieri campioni di preferenze ma rimasti fuori dal perimetro della giunta. Ad esempio, il forzista Federico Scapecchi (non è il solo nella pattuglia degli scontenti del centrodestra), ha già dichiarato che pur sostenendo fino in fondo il governo Comanducci, valuterà in autonomia ogni singolo atto che arriva in Consiglio. Vale anche per il voto sulla presidenza dell’aula? Vedremo stamani.