A margine dell'ultima giornata del Filming Italy Sardegna Festival, Ronn Moss racconta il prezzo nascosto del successo. Per venticinque anni ha interpretato Ridge Forrester, uno dei personaggi più iconici della televisione mondiale, diventando il volto di Beautiful per intere generazioni di spettatori. Un ruolo che gli ha regalato una popolarità senza confini ma che, con il passare del tempo, aveva finito per accompagnarlo anche lontano dalle telecamere.
La soap La soap debutta negli Stati Uniti il 23 marzo 1987 e, fin dalla prima puntata, Ridge ha il volto di Moss. Da quel momento l'attore americano resta uno dei protagonisti assoluti della serie per venticinque anni, prendendo parte a 6.407 episodi trasmessi in oltre cento Paesi e seguiti ogni giorno da circa 26 milioni di telespettatori nel mondo. La sua ultima apparizione negli Stati Uniti va in onda il 14 settembre 2012, chiudendo una delle permanenze più longeve nella storia delle soap opera.Oggi guarda a quell'esperienza con affetto, ma anche con la consapevolezza di quanto sia stato difficile lasciarsela alle spalle. «Mi ci sono voluti anni per separare Ridge da Ronn», racconta. «Portavo Ridge a casa e interiormente mi logoravo a causa del carico emotivo. A un certo punto mi sono detto: "Devo smetterla di fare questo, perché sento che sta avendo un brutto effetto su di me"». Una confessione che mostra il lato meno visibile di un personaggio vissuto quasi ogni giorno per un quarto di secolo.Eppure qualcosa Ridge gli ha lasciato. Non tanto l'interesse per il mondo della moda, quanto piccoli gesti imparati sul set. «Con questo personaggio ho imparato come si apre una bottiglia di champagne e a fare un vero papillon, invece di usare quello a clip. Ho imparato anche qualcosa in più sulla moda, un elemento che però a me non interessa affatto», dice sorridendo.La decisione di lasciare Beautiful non nasce soltanto dalla voglia di cambiare. A incidere è anche un grave incidente automobilistico che coinvolge lui e la moglie, Devin DeVasquez. «Ci sono state un paio di cose che mi hanno fatto prendere quella decisione. Una è stato il brutto incidente che abbiamo avuto. Ho perso la memoria a breve termine e questo è un grosso problema quando devi ricordare così tanti dialoghi». Da quel momento capisce che è arrivato il momento di chiudere un capitolo della sua vita e di aprirne uno nuovo.Prima ancora della televisione, però, c'era la musica. Nel 1976 Moss fonda i Player, band rock americana che l'anno successivo conquista il primo posto della classifica Billboard con "Baby Come Back", diventata uno dei grandi classici del soft rock degli anni Settanta. Una passione che non ha mai abbandonato, nemmeno durante gli anni trascorsi sul set di Beautiful. «La musica è una via creativa meravigliosa per me. Adesso sono riuscito a unirla anche alla realizzazione dei film. Prima facevo tutto separatamente. Non ho mai mescolato Beautiful con la mia vita rock and roll. Ora invece posso mettere tutte queste cose insieme».Al Filming Italy Sardegna Festival Moss è arrivato anche con "Tex McKenzie", il suo esordio alla regia. Un progetto particolarmente personale, ispirato anche alla sua infanzia trascorsa nel mondo dei cavalli e dei rodei, che lui stesso descrive come «un western dalle sfumature esoteriche e spirituali» e che potrebbe trasformarsi in una serie televisiva. In fondo, anche questo nuovo capitolo racconta il desiderio di Moss di non restare fermo a un solo ruolo, né a un solo Paese. Negli ultimi anni l’Italia è diventata per lui una seconda casa: da tre anni possiede un’abitazione a Fasano, in Puglia, terra conosciuta già ai tempi di Beautiful. Qui, racconta, ha trovato soprattutto un modo diverso di vivere. «Ho scoperto persone molto passionali riguardo a tutto. Non solo per il vostro cibo. Sono stato in molti altri Paesi e nessuno è come voi. Siete davvero unici».La bellezza, invece, resta per lui qualcosa di impossibile da racchiudere in una formula. Anche se quella parola richiama inevitabilmente la soap che lo ha reso celebre nel mondo, Moss preferisce spostarla su un piano più intimo. «Non credo di saperla definire. È la visione di qualcosa che si ha dentro. Può essere tante cose. Se dovessi parlare di una persona o di un oggetto potrei dare una risposta, ma non riesco a generalizzare».







