Prendete una manciata di terra dal giardino. Quello che tenete tra le mani è il risultato di miliardi di anni di demolizione e ricostruzione incessante: roccia erosa, sepolta, fusa, risputata fuori dai vulcani, erosa di nuovo. La Terra non conserva il proprio passato – lo cancella con la stessa efficienza con cui lo produce. Tettonica, erosione, subduzione: il pianeta è una macchina che si riscrive continuamente.
Se volete sapere com’era il Sistema Solare interno 3,5 miliardi di anni fa, quando i primi organismi stavano ancora capendo come sopravvivere, dovete guardare altrove. Quell’altrove, per quanto sembri strano dirlo, è il satellite che vi illumina di notte. La Luna è geologicamente silenziosa. Non ha atmosfera che scolpisca le rocce, non ha acqua che le consumi, non ha placche che affondino nell’interno e risalgano trasformate.
Quello che atterra sulla Luna tende a restare, impresso nel suolo per eoni. Ed è per questo che un piccolo meteorite trovato nell’Africa nord-occidentale – classificato come NWA 12593 – si è rivelato qualcosa di molto più importante di un sasso caduto dal cielo.
Un archivio di cinque milioni di anni: negli abissi del cimitero delle balene
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