Prima dell’uomo, prima della parola, prima dei nomi dati alle cose, la
Terra
era già un luogo smisurato e indifferente, attraversato da mari, vulcani, deserti, foreste, catastrofi, silenzi. Esisteva senza sapere di esistere, mutava senza testimoni, generava forme di vita destinate a comparire e scomparire molto prima che qualcuno potesse raccontarle. Il tempo profondo, quello che si misura in milioni e miliardi di anni, ha spesso l’aspetto di una nozione scientifica difficile da trattenere nella mente: eppure, quando la conoscenza incontra l’immaginazione, quel tempo remoto può farsi racconto, paesaggio, corpo, paura, fame, gesto quotidiano. Può diventare una forma di stupore narrativo.
È da questa soglia che prende avvio
"Quando la Terra era piatta. Racconti immaginari del tempo profondo"








