A sessant’anni di distanza l'autore ci racconta, come fosse un romanzo, quei giorni assurdi, immaginando dialoghi, situazioni e vicende lontane decenni ma che sembrano successe da pochi mesi. Ci racconta gli anni precedenti quella disfatta e i giorni successivi, con il tentativo di Fabbri di smascherare un complotto ai suoi danni (con accuse che lo hanno portato a una squalifica), e dell'eroe coreano, chiarendo una volta per tutte il falso mito che fosse un dentista. In realtà è stato un tipografo prima di entrare nell’esercito e dopo il gol all’Italia fu promosso sergente continuando a essere una figura centrale del calcio nordcoreano. Fabbri invece rimase per sempre il ct della “maledetta Corea”, prigioniero di un risultato che avrebbe oscurato anche le sue successive vittorie.