di
Carlo Baroni
Il 19 luglio 1966, 60 anni fa, la disfatta degli azzurri. Corea da quel giorno divenne sinonimo di «sconfitta clamorosa e inaspettata»: un'esperienza a cui il calcio italiano, negli ultimi anni, ha dovuto fare l'abitudine
Intanto quella volta Rivera e Mazzola giocarono insieme. Alla faccia dell’incompatibilità e in barba alle staffette. Due così e te la giochi persino con il Brasile di Pelè. Eppure non bastarono neanche per la Corea di Pak Doo-ik. Direte: forse gli altri azzurri erano assemblati male. Poi leggi la formazione e vedi Albertosi, Facchetti, Bulgarelli… E allora com’è stato possibile?
Sono le grandi domande della Storia. Ancora senza risposta o con troppi a spiegarci il mondo. O almeno il Mondiale. Quello del 1966 che «la regina d’Inghilterra era Pelè», anche se poi a sollevare la Coppa Rimet fu solo Elisabetta. Senza mai scendere in campo, peraltro. Nonostante l’erba di Wembley non avesse niente da invidiare a quella di Balmoral, la residenza scozzese della sovrana. Allora non immaginava di regnare altri cinquant’anni e non vedere mai più l’Inghilterra vincere un Mondiale.







