«Credo che delle classi con ‘caratteristiche separate’ aiuterebbero i ragazzi con grandi potenzialità a esprimersi al massimo, e anche quelli con più difficoltà verrebbero aiutati in modo peculiare.» Così Roberto Vannacci a Palazzo San Macuto, durante un convegno, e in un intervista a Orizzonte Scuola. Il fondatore di Futuro Nazionale sembrava auspicare la frattura delle strutture didattiche lungo linee di separazione determinate dalle capacità dei cosiddetti “bravi”. Parimenti, i portatori di disabilità, i fragili e i meno avvantaggiati avrebbero dovuto venire relegati in ambiti i loro limiti non avrebbero costretto a rallentare il processo formativo dei migliori. Poi, immancabile in politica, è venuto l’appello e non fraintendere la proposta
Di primo acchito, però, rispecchiava la suddivisione in alfa, beta e gamma prefigurata da Aldous Huxley nel suo capolavoro distopico Il mondo nuovo. Meno male che la cornice è l’Italia, dove, per fortuna, tutto assume fisionomie più pratiche. Anche nel 2026, un anno abbondantemente oltre i futuri non nazionali bensì fantascientifici, la realtà si misura in rapporto ad un costume che si trascina da tanto. Allora vengono in mente genitori che per iscrivere i figli alle superiori scelgono il liceo migliore e si assicurano perché siano piazzati nelle sezioni più rinomate, cioè quelle con i docente di ottima fana, magari amici della mamma o del papà. Formate queste classi “di merito”, il più delle volte albergano non tanto i “bravi”, quanto i raccomandati, che non devono patire angosce da interrogazioni o da notte prima degli esami, perché hanno la strada spianata. Una replica virtuale di quelle a quattro corsi dove vanno a sfracellarsi ubriachi o drogati o tutt’e due le cose durante il fine settimana.










