Una scuola "Dura e selettiva" contro la scuola-bivacco. Questa è la scuola immaginata dal generale Roberto Vannacci, che questa mattina a Palazzo San Macuto a Roma ha presentato insieme all'onorevole di Fn Rossano Sasso il suo programma per rinnovare l'istruzione. L'idea di fondo l'eurodeputato ed ex vice di Salvini l'aveva già annunciata sul palco dell'assemblea costituente nazionale lo scorso we: migliorare la scuola pubblica e dare più importanza al merito.
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"Noi ci aspettiamo una scuola più rigorosa, una scuola dura e selettiva, perché se la scuola prepara alla vita e la vita è dura e selettiva, e' giusto che i nostri ragazzi vengano preparati a una vita che li aspetta", è il ragionamento di Vannacci. Secondo il leader di Fn, "la scuola è diventata spesso un modo per trascorrere il tempo invece che per preparare il cittadino e il professionista di domani. Se oggi c'è tanto disagio giovanile, probabilmente è anche una responsabilità di una scuola che forse è un po' troppo lassista e accondiscendente, dove i ragazzi non vengono più educati a superare le frustrazioni che fanno parte della vita".
Classi differenziate in base al rendimento degli alunni: l'idea di scuola di Vannacci Una delle proposte concrete è quella di introdurre classi differenziate in base al rendimento degli alunni: "È una tecnica scolastica usata in tantissime nazioni europee, in Francia, in Germania, in Inghilterra e sembra funzionare. Peraltro era applicata anche da noi in passato, quando chi prendeva ottimo e distinto andava nelle sezioni A e B dei licei, e chi prendeva buono e sufficiente nelle sezioni C e D". Per Vannacci si tratta di un fattore inclusivo, piuttosto che discriminante: i più bravi sono aiutati in quanto messi nelle stesse condizioni di correre, e i meno bravi avranno più possibilità di avere un supporto mirato che li porti al livello degli altri". Come questo però possa conciliarsi con una scuola in grado di eliminare e diseguaglianze e i divari di partenza, però, Vannacci non lo dice. Del resto il programma del partito, che è stato presentato alla costituente nazionale, non è ancora disponibile sul sito dedicato. La questione però rimane: anche l'Istat nel suo rapporto annuale ha lanciato l'allarme sugli indicatori di fragilità negli apprendimenti e di dispersione scolastica implicita, che restano fortemente connessi alle diseguaglianze legate al contesto familiare, al tipo di scuola frequentata e al territorio di appartenenza. La scuola al momento non ce la fa a eliminare le disparità di partenza tra gli studenti. Lo si vede bene in questa tabella, elaborata dall'Istat sulla base di dati INVALSI:










