È morta a cento anni nella sua casa di Faenza la partigiana Annunziata Verità, nota con lo storico nome di battaglia Mallì. Sopravvissuta a una fucilazione nazifascista nel 1944 fingendosi morta tra i corpi delle altre vittime, dedicò la seconda parte della sua lunga esistenza alla testimonianza nelle scuole e alla difesa dei valori democratici. I funerali civili della centenaria saranno celebrati mercoledì 1 luglio.

Faenza in lutto, morta a 100 anni Annunziata Verità

Dalla cattura al plotone d'esecuzione: il coraggio di Mallì

La memoria storica lasciata dalla partigiana

Faenza in lutto, morta a 100 anni Annunziata VeritàLa comunità di Faenza e l’Italia intera piangono la scomparsa di Annunziata “Nunziatina” Verità, una delle ultime e più straordinarie testimoni della lotta di Liberazione nazionale. La storica partigiana, che lo scorso febbraio aveva celebrato il traguardo del secolo di vita circondata dall’affetto dei concittadini, è morta nel proprio letto nella notte tra sabato 27 e domenica 28 giugno.Sabato la donna aveva accusato dei problemi di respirazione che avevano spinto i familiari a un ricovero precauzionale presso il Pronto soccorso locale. Dopo le dimissioni e il rientro a casa, le sue condizioni si sono aggravate fino al decesso.ANSAI funerali si svolgeranno la mattina di mercoledì 1 luglio in forma rigorosamente civile, scanditi da un tributo pubblico organizzato dal Comune e dalle sezioni locali dell’Anpi.Dalla cattura al plotone d’esecuzione: il coraggio di MallìAnnunziata Verità si era unita alle brigate ribelli romagnole nel tardo 1943, a soli 17 anni, spinta da un profondo desiderio di libertà e dall’opposizione al regime. Dopo l’uccisione del fidanzato partigiano Marx “Max” Emiliani per mano fascista, la giovane scelse di operare attivamente sul territorio come staffetta con il nome di battaglia Mallì.Nell’agosto del 1944, catturata dai repubblichini durante una feroce rappresaglia a Marzeno, venne brutalmente torturata e condannata a morte. Portata davanti al plotone di esecuzione, le raffiche di proiettili la colpirono ripetutamente alle braccia senza però ledere organi vitali.