È finita la fase a gironi dei primi Mondiali di calcio con 48 squadre. L’allargamento a 48 squadre fu annunciato nel 2017 e per la FIFA, la federazione che governa il calcio internazionale e organizza i Mondiali, era un modo per aumentare partite e spettatori e introiti del torneo; ma anche, si disse, un modo per rendere i Mondiali più globali, ancora più mondiali. L’allargamento fu accolto da molte parti con delusione e critiche, soprattutto per il timore che ai Mondiali sarebbero arrivate squadre troppo più deboli rispetto a quelle più forti, con divari troppo grandi e quindi partite noiose e squilibrate.
A gironi terminati, dopo 72 partite su 104 totali, ci sono già elementi per un primo bilancio su questo nuovo formato. E si può già dire che se restano senz’altro critiche e criticità, altre cose hanno invece funzionato, fino a far cambiare idea a qualche scettico.
Anzitutto, quello da 32 a 48 squadre è solo l’ultimo – l’ultimo per ora – aumento del numero di squadre ai Mondiali maschili di calcio. Nel 1982 si passò infatti da 16 a 24, e nel 1998 da 24 a 32. In 16 anni, quindi, le squadre raddoppiarono, mentre nel frattempo aumentavano le federazioni calcistiche di tutti i continenti: alle qualificazioni per i Mondiali del 1982 parteciparono 109 squadre, a quelle per questi del 2026 le squadre erano 206: non proprio il doppio, ma quasi.













