In attesa che la Fifa dia segnali di vita, confermando o smentendo la clamorosa anticipazione del presidente della Conmebol Alejandro Dominguez, il mondo del pallone prova a fare i conti con uno scenario da capogiro: un Mondiale 2030 allargato a ben 64 squadre. Praticamente una quota vicina a un terzo di tutte le federazioni affiliate alla Fifa (211).Non diciamo che per l'Italia diventerebbe impossibile fallire l'ennesima qualificazione (mai dire mai), ma di certo la fase finale rischierebbe di perdere buona parte del suo fascino storico. Nata a marzo 2025 su input uruguayano durante un Consiglio Fifa, l'idea è stata poi fortemente rilanciata proprio da Dominguez. Il motivo? Chiarissimo: portare praticamente tutto il Sudamerica al Mondiale. La Conmebol ha già il 65% delle sue nazionali qualificate (sei certe più una allo spareggio), portando il totale a 64, farebbero il loro ingresso 9 squadre su 10.A fare da sfondo c'è già un'edizione unica e mastodontica: quella del Centenario (1930-2030), divisa tra Spagna, Portogallo e Marocco, con l'aggiunta delle tre partite "celebrative" in Uruguay, Argentina e Paraguay. Ma l'obiettivo di Dominguez, allargando il format, è ben più ambizioso: giocare in Sudamerica non solo tre gare evento, ma interi gironi.Sulla carta la struttura è semplice, sulla falsariga dei campionati americani appena conclusi: 16 gironi da 4 squadre (addio ripescaggi delle terze), con il passaggio del turno riservato alle prime due di ogni gruppo. Fasi a eliminazione diretta a partire dai sedicesimi di finale. Le partite totali salirebbero a 128 (rispetto alle 104 del format a 48).Chi va in finale giocherebbe sempre 8 partite, ma le criticità organizzative sono enormi. Disputare 24 partite in più allungando il torneo di soli 4 giorni significa sottoporre i giocatori a ritmi devastanti e soffocare il pubblico televisivo con un'overdose da 4 o più gare al giorno.Estendere la competizione a 44 giorni rischia di spingere la finestra complessiva, considerati i 21 giorni obbligatori di riposo per i calciatori, a ben sette settimane. Un impatto devastante sui campionati nazionali, i cui calendari sono già al limite. Senza contare che, sullo sfondo del quadriennio successivo, svetta il Mondiale 2034 in Arabia Saudita, che dovrà riproporre la collocazione invernale vissuta in Qatar, mandando nuovamente in cortocircuito i tornei continentali.Con il passaggio a 64 squadre, la ripartizione dei posti vedrebbe circa 20 europee, 13 africane, 12 asiatiche, 9 sudamericane, 8 nordamericane e 2 oceaniche. Un livellamento verso il basso del tasso tecnico generale che fa già discutere. Oltre alle perplessità tecniche, pesa il fattore economico: più squadre significa servire almeno 16 stadi e altrettanti centri d'allenamento supplementari. Un aumento del 33% delle partecipanti genererebbe un incremento dei costi stimato attorno al 20% (su una base che per l'edizione a 48 si aggira sui 3,7 miliardi di dollari). Resta da capire se i ricavi riuscirebbero a coprire il dislivello.Dalla Uefa alla Concacaf, le opposizioni montano. Il presidente del Nordamerica, Victor Montagliani, ha già tuonato contro l'ipotesi, temendo che "possa danneggiare l'intero ecosistema calcistico". Ma al netto della qualità dello spettacolo e della salute dei giocatori, dietro le quinte muove i fili la politica del pallone: allargare i posti significa blindare pacchetti di voti preziosissimi per le future elezioni alla presidenza Fifa.
Mondiale 2030 a 64 squadre: la formula e le polemiche dell'edizione extralarge
L'allargamento ulteriore porterebbe il torneo a durare quasi sette settimane
















