La formazione del nuovo partito neofascista Futuro Nazionale, e la sua rapida ascesa nei sondaggi pongono a chi crede nella democrazia e nella Costituzione un doppio problema. Il primo riguarda la spudoratezza con cui – dal congresso costitutivo del partito fondato dal generale Roberto Vannacci alla contestuale manifestazione per la “remigrazione” promossa da CasaPound e dalle sigle di estrema destra – viene rivendicato e proclamato il richiamo al fascismo storico e a Benito Mussolini. Trovo singolare che né la magistratura, a mia conoscenza, né il ministero dell’Interno si pongano il problema della violazione della XII° disposizione finale della Costituzione, che vieta la ricostituzione sotto qualsiasi forma, del partito fascista, e della legge 645/52, che punisce chi promuove, organizza o dirige associazioni con caratteristiche e finalità analoghe a quelle del partito fascista, nonché la propaganda e l'apologia, e vieta le manifestazioni usuali del partito (come l'uso di divise o il saluto romano). Tuttavia quest'onda fascista, accompagnata da atti minacciosi e violenti, non si può sconfiggere solo con le leggi e i divieti.E qui viene la questione della non risolta identità di una parte della destra di governo. Della Lega di Matteo Salvini, che per anni ha lisciato il pelo a queste tendenze, fino a dare a Vannacci uno spazio sconsiderato. C’è da domandarsi come Luca Zaia, Giancarlo Giorgetti, Attilio Fontana non siano riusciti a frenare e bloccare queste operazioni scellerate. La Lega Nord, in molte aree del Settentrione – a partire dalle Valli alpine – è figlia di un antifascimo antico. L’apprendista stregone non è più riuscito a dominare la creatura che ha risvegliato.Ma il tema dell’identità vale soprattutto per Fratelli d’Italia. Sono lontani i tempi in cui Gianfranco Fini immaginava un futuro per la destra italiana di una grande forza liberale e popolare. Il partito del premier ha invece coltivato un rapporto nostalgico e di rivalutazione della memoria delle origini del Movimento sociale italiano. Fino a vere e proprie invenzioni storiche grottesche, come quando, nel giorno dell'anniversario della morte di Enrico Berlinguer, recependo un messaggio di Giorgia Meloni, il TG1 del fedelissimo Gian Marco Chiocci ha raccontato di un inesistente rapporto speciale tra Berlinguer e Giorgio Almirante, solo perché quest’ultimo rese omaggio al feretro del segretario del Pci. E poi, interrogata sulle possibili alleanze con Futuro Nazionale, Meloni ha risposto che la questione non si pone perché Vannacci non vuole. Ignazio La Russa ha invece rispolverato la categoria del traditore.Con una posizione di questo tipo, Vannacci può già esultare. Eppure proprio ora, dopo le tensioni con Donald Trump, la destra italiana dovrebbe finalmente fare una svolta antipopulista e liberale, e mettere un muro al neofascismo razzista e alle sue posizioni. Temo che non succederà, perché, rovesciando un vecchio slogan (“pas d’ennemis à gauche”) , “non bisogna avere nemici a destra”.E la sinistra? Solo gli stolti possono gongolare di fronte alla rottura tra Vannacci e la coalizione di governo. A quella destra estrema, e a quella ambigua e doppia di governo, non va contrapposta una retorica sul passato. Occorre una grande lotta culturale e delle idee, per promuovere ascolto, partecipazione, cultura – come si è fatto a Roma nella splendida iniziativa, promossa dall’assessorato alla cultura e da Alessandro Baricco, del 17 giugno, la tempesta silenziosa, quando trentamila persone hanno letto le notti bianche di Dostoevskji – Occorrono idee solidali, comunitarie, cariche di speranza, non tristi foto delle cene fra i leader del campo largo. Non è troppo tardi, ma bisogna scendere in campo.
Il muro antifascista che la destranon vuole erigere
Lontani i tempi in cui Fini immaginava il futuro di una grande forza liberale e popolare









