Falsa partenza annunciata per la nuova previdenza complementare, al via mercoledì primo luglio. L’intero sistema - dalle istituzioni ai fondi pensione e di conseguenza i datori di lavoro - non è ancora pronto per attuare e rendere operative le novità previste con la riforma varata con la Legge di Bilancio approvata a fine 2025.

Già nel febbraio scorso, in sede di conversione del decreto Pnrr, era stato disposto ufficialmente il rinvio al 31 ottobre 2026 della portabilità delle posizioni individuali, compreso il contributo datoriale, dai fondi pensione negoziali verso fondi aperti e Pip. Non solo perché si tratta di un punto delicato che per le parti sociali merita una maggiore riflessione, ma anche perché mancano ancora le regole applicative e gli attori coinvolti devono poi avere il tempo di aggiornare le procedure interne. È plausibile quindi attendersi un’ulteriore proroga.

L’entrata in vigore della riforma sarà quindi graduale e non solo per le proroghe concesse con un atto normativo. Pressoché tutti i fondi pensione sono arrivati all’appuntamento del 1° luglio senza essere pronti ad accogliere le adesioni automatiche dei neo assunti silenti in percorsi o linee di investimento life-cycle, basati su una strategia di allocazione degli investimenti via via calibrata all’età e all’orizzonte temporale di pensionamento dei lavoratori aderenti.