Da oggi, 1° luglio, cambia il sistema della previdenza complementare in Italia. Le nuove disposizioni introdotte dall'ultima Manovra fanno scattare, per i lavoratori neo assunti nel settore privato — con l'esclusione dei lavoratori domestici — l'adesione automatica al fondo pensione previsto dagli accordi o dai contratti collettivi di riferimento. Se il contratto collettivo non indica un fondo specifico, l'iscrizione avviene di default in Cometa, il fondo storico dei metalmeccanici.

Il meccanismo entra in vigore dal primo giorno di lavoro, salvo rinuncia da esercitare entro 60 giorni dall'assunzione. Cade la vecchia regola del silenzio-assenso: chi non vuole restare nel fondo deve dirlo esplicitamente, e in tempi stretti.

Chi rinuncia può scegliere una forma di previdenza complementare diversa, indirizzando lì il proprio Tfr maturando, oppure lasciare il trattamento di fine rapporto in azienda — fermo restando l'obbligo di devoluzione al Fondo di Tesoreria Inps per le imprese sopra una certa soglia dimensionale.

Con l'adesione automatica confluiscono nel fondo il Tfr maturando, il contributo del datore di lavoro e quello del lavoratore. Cambia anche la logica di investimento: le risorse non finiscono più nel comparto garantito, come accadeva finora, ma in linee più coerenti con l'età e l'orizzonte temporale del singolo iscritto. Resta un'eccezione sulla quota a carico del lavoratore, che non è obbligatoria se la retribuzione annua lorda è inferiore all'assegno sociale Inps, fissato per il 2026 a 546,24 euro per tredici mensilità.