di Andrea Purgatori

Esclusa definitivamente l’ipotesi di cedimento strutturale dell’aereo in volo il 27 giugno 1980. Ma il caso resta aperto: bomba o missile aria/aria? La pista del caccia pirata

Con questo articolo-scoop Purgatori permise di ricostruire un pezzo di verità su cosa avvenne nel cielo di Ustica. È il pezzo simbolo dello straordinario lavoro che il giornalista fece sul Corriere in merito alla strage del 27 giugno 1980

Ci sono tracce evidenti di esplosivo sui reperti del DC/9 Itavia, disintegrato nel cielo di Ustica la sera di venerdì 27 giugno 1980. L’esplosivo è il “T4” (Esaidro-1, 3,5-Trinitro-5-Triazina, come recita la formula chimica; RDX, come lo chiamano più semplicemente gli americani), utilizzato nella fabbricazione di testate per missili aria/aria o di mine. Questa è la conclusione degli esperti dei laboratori della nostra Aeronautica, che già nel 1983 avevano terminato gli esami ordinati dalla magistratura su cuscini e bagagli recuperati nel Tirreno, insieme ai resti di alcuni degli 81 passeggeri e membri di equipaggio del volo IH-870 Bologna-Palermo. Sui risultati delle analisi non è mai stato imposto il segreto militare, ma solo il segreto istruttorio. Come per ogni indagine giudiziaria ancora in corso. Le perizie, commissionate ai tecnici dell’Aeronautica militare italiana su indicazione degli specialisti del RARDE (il prestigioso Royal Armament Research and Development Establishment britannico, che ha risolto alcuni tra i più complicati casi nella storia dei disastri aerei, compreso il giallo dei Comet) sono state effettuate nei laboratori romani con strumenti non sofisticatissimi ma sufficienti a fornire un risultato certo: la presenza di “T4”. Dunque, sufficienti ad escludere definitivamente l’ipotesi del cedimento strutturale che ha portato via all’inchiesta giudiziaria almeno un anno e mezzo di lavoro. Il DC/9 Itavia è andato a pezzi per una esplosione ma il caso rimane aperto: l’ordigno che quella sera di giugno ha “cancellato” la traccia del bireattore dai radar è una bomba oppure un missile aria/aria? Di fronte a questo bivio è ferma da tempo anche la Commissione d’inchiesta ministeriale, che ha completato solo la prima parte del lavoro con una missione a Washington (nei laboratori del National Transportation Safety Board) e una a Londra, nel quartier generale del RARDE, appunto. Agli atti della Commissione (presidente Carlo Luzzati) e nel fascicolo del magistrato (il giudice istruttore Vittorio Bucarelli) ci sono le copie dei documenti firmati dall’ingegner John C. Macidull, capo del gruppo di studio del NTSB che ha decodificato e interpretato i tabulati del radar in servizio nel basso Tirreno quando il DC/9 volava verso Palermo.