La prima traccia, un pezzo di fusoliera che affiorava sul pelo dell’acqua, è stata avvistata da un elicottero alle sette di mattina, circa 60 chilometri a Nord dell’isola di Ustica. «Posizione 39° 49’’ latitudine Nord. 12° 55’’ longitudine Est». Aveva segnalato il pilota. Da quel momento dopo una notte di ricerche affannose e inutili, il mare ha cominciato a restituire i brandelli del DC9 IH 870 dell’Itavia partito l’altra sera alle ore 20 da Bologna con 81 persone a bordo e mai arrivato a Palermo: un breve troncone di coda, un altro pezzo di fusoliera, qualche solitario salvagente, i primi cadaveri sbattuti avanti e indietro dalle onde forza 4. Le operazioni di ricerca sono andate avanti per tutta la giornata. Continueranno anche domenica. Ma le speranze di trovare qualcuno in vita sono praticamente nulle. Il compito delle unità navali ed aeree è realisticamente solo quello di recuperare il recuperabile, che è poca cosa.
Ustica, dopo 44 anni resta il mistero. Nuove rivelazioni accreditano la tesi di Giuliano Amato: la Francia aveva informazioni che non ha dato all'Italia
Lirio Abbate
23 Giugno 2024
Tutto il reso giace su un fondale irraggiungibile, percorso da fortissime correnti, a una profondità che varia tra i 3.000 e i 3.600 metri. A sera le salme avvistate e issate a bordo delle motolance erano 37. All’appello manca più della metà dei passeggeri. Soprattutto manca la scatola nera, l’unica che allo stato attuale potrebbe stabilire con la sua memoria elettronica le cause del disastro.









