di Sofia Fabiani
Delusioni cocenti, incomprensioni di coppia o passioni brucianti: per qualunque tormento d’amore esiste una cura. Che spesso, condita con ironia e leggerezza, si trova anche in un piatto ben cucinato. Raccontateci la vostra storia d’amore scrivendo a cook@corriere.it. Noi proveremo a darvi la risposta
Ciao Sofi, dopo un percorso lungo di cambiamento e accettazione mi trovo a non avere più ribrezzo della mia immagine, anzi mi piace molto guardarmi allo specchio. Questo ha comportato una rinnovata sicurezza in me. Ora il punto è: ho passato così tanti anni rinchiuso in una fisicità in cui non ero a mio agio, ma che mi riparava dall’esposizione al mondo, che oggi non so come approcciare il mondo. Da dove riparto nel 2026 per conoscere qualcuno? Io mi piaccio, ma piacerò a chi incontrerò? Non cerco un manuale, ho solo timore di essere stato così tanto fuori dai giochi da non sapere più come si giochi. Gianluca.
Ciao Gianluca,si dice che la felicità non abbia una storia e nessun grande romanzo sia stato scritto da una persona felice. Siamo sicuri che questo sia vero nella quotidianità delle nostre vite? Non so, mi viene da pensare che forse il malessere, la crisi e i dolori sono solo più raccontati, più rappresentati, e per questo abbiamo più parole e riferimenti per navigarci. Siamo meno preparati a capire quel momento strano che arriva quando il lavoro fatto comincia a dare frutti e ci si trova davanti a una domanda quasi imbarazzante: «E adesso?». Allora, se la felicità non ha una storia, la creo io per te.








