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Un sapido sonetto di Trilussa (titolo: «La sincerità ne li comizi», anzi in romanesco «ne li comizzi» con due zeta) si chiudeva con questi versi, riferiti all’ipocrisia di un deputato di quei tempi lontani: «E pianse, pianse così bene, che quasi ce rideva pure lui».

Quel delizioso finale mi è tornato alla mente leggendo la tragicomica intervista rilasciata ieri a Repubblica da Giuseppe Conte: più lui frignava, amorevolmente soccorso da microfono e taccuino di Rep, e più a me veniva da ridere.

Da ridere, intanto, e amaramente, per la cosiddetta «informazione di qualità». Repubblica, questa settimana, durante tutta l’inchiesta de Il Tempo su Covid e mascherine, non ha scritto mezza riga. Non una riga lunedì 22, non una riga martedì 23, non una riga mercoledì 24, non una riga giovedì 25, non una riga venerdì 26.

E cosa fa improvvisamente sabato 27? Una bella intervista a Giuseppe Conte sui temi nascosti ai lettori nei cinque giorni precedenti. Al punto che un lettore di Rep appena attento si sarà chiesto: «Ma di che parlano?».