Il Ponte sullo Stretto è uno spreco. Parola di Giuseppe Conte. Il tempo, si dice, è galantuomo. Ma a volte fa anche brutti scherzi. Come quello giocato all’ex premier, che nel giro di qualche anno sembra aver completamente dimenticato l’impatto che le sue scelte politiche hanno avuto, e hanno tuttora, sulle tasche degli italiani. Limitiamoci alle due misure bandiera del leader M5S, reddito di cittadinanza e Superbonus.

Il primo, tra l’aprile 2019 e il dicembre 2023, è costato alle casse dello Stato circa 34,5 miliardi. Un bel salasso, senza ombra di dubbio. Ma forse ne è valsa la pena. Vediamo gli effetti. Lato indigenza: le persone in povertà assoluta nel 2020 (complice ovviamente anche il Covid) sono salite a 5,6 milioni. Nel 2023, malgrado il potente sussidio messo in campo dai grillini, i poveri registrati dall’Istat ammontavano a 5,7 milioni. Lato lavoro: secondo i calcoli effettuati dalla Cgia di Mestre nel 2021, mettendo in relazione i soldi spesi e le assunzioni procacciate dai famosi navigator schierati dal professore del Mississippi, ma originario di Ostuni, Mimmo Parisi, che nei ritagli di tempo faceva il presidente dell’Anpal, ogni posto ottenuto è costato allo Stato circa 52mila euro. Un cifra non irrisoria se si considera che è oltre il doppio dei 25mila euro che un imprenditore privato spende per un operaio full time a tempo indeterminato.