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Barbara Visentin

Il cantautore indie rock canadese torna in concerto in Italia dopo sette anni. «Non penso a quello che farò sul palco, non c'è nulla di pianificato»

Con il suo approccio spontaneo e fuori dagli schemi, Mac DeMarco ha conquistato uno status quasi di culto nel panorama indie rock internazionale. E nelle tre date che lo riportano in Italia dopo sette anni di assenza (il 27 giugno a Bologna al Sequoie Music Park, il 28 a Roma all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone e il 30 a Milano al Parco della Musica), l’artista canadese, 36 anni, promette delle serate imprevedibili, guidate dai brani del suo ultimo album «Guitar».

«Non penso tanto a quel che farò sul palco, decido prima le canzoni, ma a parte quello non c’è nulla di pianificato, io nutro il pubblico e il pubblico nutre me, tutto dipende molto dalla risposta della gente. E se la gente è pronta per un po’ di rock’n’roll, lo sono anche io». Il suo ultimo disco, in verità, è un lavoro molto intimo e più pacato dei precedenti, nato mentre era disperso in Canada «a cercare una nuova casa per mia mamma e ad aiutarla nei lavori di ristrutturazione». Come è sua abitudine, ha lavorato completamente da solo, realizzando ogni fase del disco, dalla registrazione alle foto di copertina, fino ai video: «Credo ci sia qualcosa di speciale nel fare tutto da soli, è un processo organico che porto avanti da molti anni e sento che mi offre ancora nuove strade da scoprire - racconta -. Magari ci sono dei vantaggi nel collaborare, ma forse sono solo io che non lavoro molto bene con gli altri».