HomeArezzoCronacaL’ex brigatista e il figlio di una delle vittime. Storia e dolore nella morsa delle tre veritàA Rondine faccia a faccia tra chi ha sparato e chi ha subìto: e il cortocircuito tra il male indelebile, il perdono e la rinascitaA Rondine faccia a faccia tra chi ha sparato e chi ha subìto: e il cortocircuito tra il male indelebile, il perdono e la rinascitaRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciBoni

La verità che manca, il perdono che resta "Ma se mio figlio incontrasse il figlio di Franco, dovrebbe odiarlo?". Ci sono domande che valgono più delle risposte. Non perché siano irrisolvibili, ma perché custodiscono un frammento della nostra condizione umana. Quella pronunciata da Giovanni Ricci, figlio di Domenico Ricci, l’uomo che guidava l’auto di Aldo Moro la mattina del 16 marzo 1978 e trucidato dalle Br insieme agli altri 4 agenti di scorta, appartiene a questa categoria. È una domanda che non riguarda soltanto una famiglia, né soltanto la tragedia di via Fani. Riguarda ciascuno di noi. Interroga il confine sottile tra la memoria e la vendetta, tra la giustizia e il rancore, tra ciò che ereditiamo e ciò che scegliamo di trasmettere. Di fronte a lui siede Franco Bonisoli, uno dei brigatisti che quella mattina partecipò all’agguato. Per decenni i loro nomi sono stati separati da una distanza che sembrava incolmabile. Da una parte il figlio di una vittima. Dall’altra un uomo che ha scontato la propria pena e ha scelto di affrontare il peso della responsabilità senza cercare scorciatoie. Il loro incontro, maturato nel percorso della giustizia riparativa e raccontato anche a Rondine alcuni giorni fa allo Youtopic Festival, non è una storia di riconciliazione nel senso più facile del termine. Non c’è nulla di facile quando il male ha assunto il volto della morte. Nessuno restituisce un padre. Nessuna parola cancella il rumore degli spari di via Fani. La giustizia riparativa non è un colpo di spugna sulla storia. È, semmai, la decisione di non lasciare che la storia sia l’ultima parola.