Giordani

Una storia con radici lontane che sa di guerra civile, di misteri che il tempo ha reso impenetrabili, di legami familiari più ramificati di una quercia centenaria, d’amore genitoriale oltre la consanguineità, di una ricerca che ha a che fare con l’identità. Tutto parte da un luogo e una data: Rontagnano, borgo di pietra sulla dorsale tra Savio e Uso, 4 ottobre 1944. Un bombardamento, o forse una granata, fanno strage di un’intera famiglia. Muoiono sul colpo Livio Pezzi, sua moglie Adele Palazzi e due loro figli, Antonio (3 anni) e Filomena (5 anni). Sopravvive miracolosamente la piccola Dina, che ha quattro mesi e la cui ancor breve vita la protegge dalla consapevolezza della tragedia. Dina, che oggi ha 82 anni, viene adottata da Arturo Tabanelli, un bolognese dal grande cuore, vicino alla Croce Rossa. Lui e la moglie Maria Gaetta, che non hanno figli, l’accolgono con amore. Non le nascondono mai la sua origine e, anzi, Arturo, per lunghi anni, periodicamente, da Bologna la porta a Rontagnano perché non si tranci il legame con la terra d’origine e i parenti che sono ancora lì, tra cui anche tre fratelli sfuggiti al massacro solo perché in quel momento ospiti in un’altra casa.