HomeBresciaCronacaMolestie in ateneo. Rete antiviolenza pronta a intervenireBrescia, l’assessore Frattini ribadisce la disponibilità a supportare l’università nella gestione dei casi segnalati.L’assessore Anna Frattini: a disposzione dell’universitàRicevi le notizie de Il Giorno su GoogleSeguiciMano tesa della Rete antiviolenza bresciana all’Università degli studi di Brescia, per un supporto nella complicata gestione della vicenda molestie, se e nel modo che l’ateneo riterrà opportuno. A ribadirlo è stata l’assessore del Comune di Brescia alle Pari opportunità e Politiche giovanili, Anna Frattini, dopo le due lettere anonime su comportamenti e linguaggi molesti di un docente e la pubblicazione del report della Commissione di genere di UniBs. "L’intento è comune, dentro e fuori l’Università. Far sì che i ragazzi e le ragazze siano accompagnati in percorsi che li/le facciano essere liberi/e e sicuri/e. Per questo – ha detto Frattini, come rappresentante dell’ente capofila della Rete, di cui anche l’Università è parte – serve una profonda messa in discussione delle strutture di potere, perché in queste non ci può essere spazio per alcun tipo di abuso".

Da Frattini, piena fiducia nel lavoro che farà la cabina di regia costituita in Università. "Ribadisco, anche pubblicamente, che la Rete Antiviolenza è a disposizione". Un ragionamento che vada al di là del caso specifico e, forse, anche oltre i confini bresciani, è del resto auspicato da più parti, anche perché non è escluso che questo tipo di segnalazioni aumentino ovunque: la Crui sta sollecitando in tutti gli atenei questionari sulle molestie come quello fatto a Brescia. Del resto, se uno degli obiettivi sull’eguaglianza di genere è creare ambienti rispettosi a partire dal linguaggio, servono anche strumenti adeguati di risposta. Le università inglesi hanno policy che mettono nero su bianco le regole del gioco, dalla definizione di molestia ai provvedimenti. In Italia, per i casi che non integrano un reato penalmente rilevante, il rettorato ha come strumento principale il procedimento disciplinare, che lascia inalterato lo scenario denunciato. Bisogna, inoltre, fare i conti con un sistema che ha schemi consolidati, che si possono sradicare solo con un profondo (e lungo) cambiamento culturale.