PADOVA - Ha trascorso una sola giornata dietro le sbarre Niccolò Fiorin, il 47enne di Sant’Angelo di Piove che ha investito in auto a forte velocità una mamma e il suo bambino di sette anni mentre si immettevano in bicicletta sulla strada principale. Al termine dell’udienza di convalida dell’arresto il giudice per le indagini preliminari Elena Lazzarin ha concesso all’uomo, che ha un lavoro alle Poste ed è incensurato, i domiciliari nella sua abitazione di Sant’Angelo. È la stessa misura restrittiva richiesta dal sostituto procuratore Marco Brusegan, che sta coordinando le indagini dei carabinieri di Piove di Sacco. «Il mio cliente - precisa il difensore, l’avvocato Jacopo Pressato del foro di Venezia - è ancora costernato per quanto accaduto ed ha voluto subito fare gli auguri di pronta guarigione alla mamma e al bambino vittime dell’incidente. Ha formulato le sue scuse e si è messo a disposizione della magistratura inquirente offrendo piena collaborazione. Anche la difesa, come il pubblico ministero, ha chiesto una misura meno afflittiva del carcere».
LE ACCUSE Fiorin è indagato per lesioni personali gravi a seguito di incidente stradale e fuga. Quando ha investito mamma e bimbo guidava l’auto sotto l’effetto di sostanze alcoliche e stupefacenti. Gli esami del resto non gli hanno lasciato scampo. Giovedì sera, subito dopo l’incidente, il dipendente delle Poste era risultato positivo alla cocaina e con un tasso alcolico di 1,71 grammi di alcol per litro di sangue, oltre tre volte superiore ai limiti di legge, fissati a 0,5 grammi per litro. La sua posizione potrebbe ulteriormente aggravarsi se il minore non dovesse farcela a sopravvivere. Al momento comunque le notizie che arrivano dall’ospedale di Padova, dove il piccolo di sette anni, di origini asiatiche, è ricoverato, sembrano confortanti. Le sue condizioni sono stabili ma viene tenuto in terapia intensiva a causa del forte trauma cranico riportato nel violento impatto con l’auto di Fiorin. I medici non sono ancora in grado di sciogliere la prognosi ma dall’Azienda ospedaliera filtra un cauto ottimismo. La mamma del minore se la caverà invece in un mese: ha riportato una frattura alla gamba sinistra. «Nel corso dell’interrogatorio - tiene a precisare l’avvocato Pressato - Fiorin ha ammesso di aver bevuto prima di mettersi al volante confermando anche la sporadica assunzione di cocaina». LA TESTIMONE Dovesse farcela, il bimbo deve la vita all’unica testimone oculare del doppio investimento, la donna che giovedì sera seguiva, a distanza, l’Opel Corsa bianca del 47enne. È stata lei a chiamare i soccorsi e i carabinieri, avvertendoli del pirata della strada e consegnando loro la targa dell’auto, rimasta sull’asfalto dopo l’incidente, insieme ad un corollario di pezzi di carrozzeria, tra cui la calotta dello specchietto retrovisore sinistro. A quel punto è stato facile per i militari risalire all’identità del pirata della strada. È bastato consultare i registri della Motorizzazione per scoprire nome, cognome e indirizzo del proprietario dell’auto, residente nello stesso Comune dell’investimento. I carabinieri hanno quindi suonato a casa sua. L’uomo ha aperto la porta e, tentando di trovare un modo per giustificarsi, ha prima ammesso l’investimento e poi ha detto di essere scappato per paura. Le prove sono emerse senza grosse difficoltà: l’auto nel garage dell’uomo era un’Opel Corsa, come quella vista dalla testimone, e oltre all’assenza della targa anteriore in mano ai militari (e il cui codice era identico a quello della targa posteriore), aveva diversi danni sulla parte davanti, sul lato sinistro, sul cofano e sullo specchietto laterale sinistro.Mancavano, anche, la mascherina del faro fendinebbia e parte della parabola riflettente del faro anteriore sinistro. A quel punto, come da prassi, il drogatest e l’alcoltest, ai quali l’automobilista è risultato positivo provando comunque a spiegare di aver bevuto dopo l’impatto con i due ciclisti. In casa, però, i carabinieri non hanno trovato bottiglie, mentre residui di cocaina erano nel bagno dell’appartamento.








