Raffaele Manica, che di Alberto Arbasino (1930-2020) è il maggiore studioso, coglie la Stimmung che singolarizza la pagina dello scrittore lombardo in un duplice paradosso d’ordine percettivo prima che compositivo. L’uno rinvia al senso di simultaneità di ricchissime esperienze (esistenziali, culturali e lato sensu politiche) che in effetti si dispongono in una biografia fitta di cesure tra una infanzia/adolescenza trascorsa nella Lombardia anteguerra in una agiata famiglia borghese, una giovinezza divisa tra l’avviarsi a Pavia di una brillante carriera universitaria in Diritto internazionale e un non meno folgorante e precoce esordio letterario (il suo primo libro di racconti, Le piccole vacanze, esce da Einaudi nel ’57 mentre il romanzo che gli darà la fama, Fratelli d’Italia, esce in prima versione da Feltrinelli nel ’63), un esordio lo immette in un periplo nazionale e internazionale di incontri, occasioni e avventure artistico-intellettuali che ne fanno tanto un protagonista quanto un sismografo dell’industria culturale.
Ma al paradosso di tale simultaneità che riordina, assomma e smaltisce una quantità impressionante di citazioni, incorporazioni, rinvii e parodie dedotta da quella che un suo contemporaneo disse semiosfera, secondo Manica si lega il senso di una ubiquità transcontinentale (perché Arbasino, da buon allievo fra gli altri di Longhi e Mario Praz fu un connoisseur e un collezionista senza pari di mostre, concerti e prime teatrali) o comunque di una mobilità che, messa in pagina, trova un misterioso equilibrio statico perché, come sa ogni lettore, la pagina di Arbasino è sempre uguale e sempre differente, o viceversa. Cioè confermativa e, allo stesso tempo, spiazzante. Di questo duplice paradosso, relativo a quelli che potrebbero dirsi apriori trascendentali, e perciò condizionanti, sono spia persino ovvia lo stile accanitamente nominale e le figure di schema (elenchi, anafore) dove si propaga l’enumerazione caotica che un giorno Spitzer vide come figura elettiva del secolo ventesimo, mimèsi e insieme antidoto al secolo caotico per eccellenza.







