I dati del Libro Bianco restituiscono un quadro di forte pressione sul sistema penitenziario, dove la quota di detenuti per reati legati agli stupefacenti risulta quasi doppia rispetto alla media europea
Le condanne legate all’uso e allo spaccio di droghe continuano a rappresentare uno dei principali motori del sovraffollamento delle carceri in Italia. È questa una delle conclusioni più nette che emerge dall’ultima edizione del Libro Bianco sulle droghe, che traccia un bilancio dell’azione del governo Meloni e delle politiche portate avanti dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle politiche antidroga, Alfredo Mantovano.
Cosa dicono i dati
Al 31 dicembre 2025 i detenuti presenti negli istituti penitenziari erano 63.499, in aumento rispetto ai 61.861 registrati un anno prima. Di questi, 13.735 risultano detenuti esclusivamente per violazione dell’articolo 73 del Testo unico sugli stupefacenti, relativo alla detenzione a fini di spaccio. Altri 6.807 si trovano in carcere per reati che associano l’articolo 73 all’articolo 74, che punisce l’associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze, mentre 1.020 persone sono detenute esclusivamente per quest’ultimo reato. Nel complesso, quasi il 34% della popolazione detenuta in Italia è reclusa per reati legati alla normativa sulle droghe. Quota che, secondo il Libro Bianco, è praticamente doppia rispetto alla media europea, pari al 18%, e nettamente superiore a quella mondiale, ferma al 22 per cento.






