TREVISO Tutto è iniziato quando si è ritrovata l’auto rigata. Passi una volta, ma dopo la seconda, la terza e anche una quarta, la donna, una farmacista, si è insospettita. Oltre che decisamente spaventata. E quando poi si è ritrovata la macchina imbrattata di uno strano liquido che poi si è rivelato essere acido muriatico, non ci ha più visto e ha voluto a tutti i costi venire a capo della verità.

Così, dopo avere installato una dashcam sulla vettura, ecco l’amara sorpresa: la telecamera immortala una donna che mentre finge di telefonare le riga l'auto. E, sorpresa delle sorprese, la farmacista riconosce subito la donna inquadrata: è la sua istruttrice di nordic walking, nonché l’ex amante del suo fidanzato. Ecco che subito scatta la querela e l’istruttrice, mossa con tutta probabilità da accesi sentimenti di gelosia, si ritrova a dover rispondere delle ipotesi di reato di atti persecutori (stalking) e danneggiamento.

Le accuse

La storia si svolge a fine dell’anno scorso in un comune dell’hinterland trevigiano. Nei confronti dell’istruttrice, il pubblico ministero titolare del fascicolo chiede la misura cautelare del divieto di avvicinamento con tanto di braccialetto elettronico. Il giudice delle indagini preliminari così dispone, ma, siccome all'interrogatorio di garanzia la donna si dichiara colpevole, poi le revoca la misura. Col suo legale, la donna presenta istanza di patteggiamento. Ma la vittima, difesa dall’avvocato Marco Furlan, non ci sta e, tramite il suo legale, si oppone al patteggiamento chiedendo che venga dichiarato inammissibile in base alle nuove norme sul femminicidio.