Salgono a 16 gli indagati nell’inchiesta della Dda di Lecce e della Procura ionica che lo scorso dicembre ha smantellato il clan capeggiato dal 57enne Anselmo Venere. Non soltanto il tentativo di esercitare il controllo su Pulsano attraverso le «estorsioni ambientali» per imporsi su alcuni imprenditori locali, ma anche l’intralcio alla giustizia e la pianificazione di un omicidio sventato dagli investigatori. È quanto emerge dall’avviso di conclusione indagini del pm dell’Antimafia Maria Vallefuoco (che eredita il fascicolo dal magistrato Milto De Nozza, ora procuratore aggiunto a Bari) e dal pm Francesca Colaci. Nelle scorse ore l’atto è stato notificato al collegio difensivo composto, tra gli altri, dagli avvocati Angelo Casa, Luigi Danucci, Marino Galeandro, Nicola Marseglia. L’inchiesta «Argan» dei carabinieri del Nucleo Investigativo, guidati dal maggiore Gennaro De Gabriele e dal capitano Vito De Cesare, affonda le radici in un processo dove Venere, imputato per aver minacciato un imprenditore pulsanese imponendogli di licenziare il figlio del rivale Maurizio Agosta, aveva impedito alla vittima di costituirsi parte civile. Nel processo due testimoni avevano inoltre fornito una versione di comodo al boss: i due sono ora indagati per falsa testimonianza.