A mezzogiorno l’asfalto restituisce il calore come una piastra, ma il dato che colpisce più dei 40 gradi attesi non arriva dalle centraline: arriva dagli ospedali. Nelle grandi città italiane gli accessi ai dipartimenti di emergenza-urgenza stanno crescendo, e il caldo smette così di essere soltanto un disagio stagionale per diventare un fatto sanitario, sociale, urbano. Il fine settimana del 27-28 giugno 2026 si annuncia come uno dei passaggi più duri di questa prima parte d’estate: l’Italia affronta un’ondata di calore intensa e diffusa, con 18 città da bollino rosso, il livello massimo di allerta previsto dal sistema del Ministero della Salute. Non riguarda più soltanto gli anziani o chi è già malato: in queste condizioni il rischio può estendersi anche alle persone sane, attive, apparentemente protette.

Il quadro, del resto, è ormai definito. Il sistema nazionale di sorveglianza del Ministero della Salute, elaborato con il Dipartimento di Epidemiologia del SSR Regione Lazio, monitora 27 città italiane con previsioni a 24, 48 e 72 ore, classificando il rischio su una scala da 0 a 3. Il bollino rosso, cioè il livello 3, segnala “condizioni di emergenza” con possibili effetti negativi sulla salute non solo dei gruppi fragili ma anche della popolazione generale. Per la giornata di oggi — e, secondo i bollettini ripresi nelle ore successive, anche per il weekend — le città in rosso sono Ancona, Bari, Bologna, Bolzano, Brescia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Milano, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Torino, Venezia, Verona e Viterbo. In pratica, una dorsale rovente che attraversa il Paese dal Nord al Centro, allargandosi sempre di più.