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L’Amministrazione concede la maggiore flessibilità alla società MilanoSesto proprietaria delle ex Falck, con un conseguente spostamento di volumetrie

E, alla fine, la variante è arrivata. L’Amministrazione concede la maggiore flessibilità richiesta dalla società Milanosesto, proprietaria delle ex Falck, con un conseguente spostamento di volumetrie. Vale a dire quello che era già successo con Unione Zero, che ha visto planare su via Acciaierie e Mazzini parte delle torri che sarebbero dovute sorgere altrove. "Un meccanismo vincente", lo ha definito l’assessore all’Urbanistica Antonio Lamiranda, che si autoapplaude per le linee guida approvate l’altro giorno in Giunta. "Dopo anni di interlocuzioni, sblocchiamo lo sviluppo dei lotti Unione 1 e 2 e lo facciamo blindando il grande parco urbano, il recupero degli edifici ex industriali e mantenendo lo stesso saldo di volumetrie". Per ora. Perché se è vero che lo spostamento - dal Concordia o dai satelliti - sul resto del comparto Unione non va ad alterare i pesi e contrappesi oggi approvati, è anche vero che domani si porrà un problema enorme su come garantire la sostenibilità economica e la rendita dei lotti svuotati e, quindi, le opere pubbliche. E, a quel punto, l’unica leva in mano alla futura Amministrazione sarà proprio l’aumento volumetrico. Nell’istanza protocollata il 4 giugno Milanosesto, attraverso Coima Sgr, aveva chiesto una variante sulle norme tecniche di attuazione. "Emerge l’esigenza di introdurre maggiori margini di flessibilità rispetto ai limiti attualmente previsti, che si sono rilevati non pienamente idonei a sostenere un assetto urbano coerente con i nuovi baricentri insediativi e con le mutate condizioni di accessibilità". Obiettivo, scrive la proprietà, "consentire una più efficace redistribuzione e concentrazione delle capacità edificatorie" per uno "sviluppo urbano armonico, favorendo processi di densificazione adattiva nelle aree a maggiore accessibilità infrastrutturale". Tradotto: rivedendo le dotazioni e l’intero fabbisogno del nuovo quartiere Unione (in stand by la zona Trento ancora in mano alla Prefettura per le bonifiche da cesio), il carico massimo sul lotto 1 e 2 potrà arrivare fino a 180mila metri quadri, compresi i 40mila già concessi e quelli spostati con la variante. "L’indice edificatorio resta comunque più basso di Unione 0 - assicura Lamiranda -. L’intervento è ancora da definire nel dettaglio tra viabilità, pedonalizzazione, funzione degli edifici storici. Contiamo di chiudere questa fase entro la pausa estiva. Per i cantieri si parla del 2030. Manteniamo l’impostazione della main street, il sistema delle piazze anche con Omec e T3, il parco nella sua interezza e nuovi alberi sotto le archeologie industriali come al Parco Dora di Torino".