di
Fabrizio Guglielmini
Allerta caldo. Bocchiola (Politecnico): il fulcro del problema milanese «sono le isole urbane di calore, microclimi stretti fra cemento e asfalto»
I cambiamenti climatici che fanno annaspare Milano in questo torrido inizio d’estate valutati dal Climate Lab del Politecnico di Milano, coordinato dal professor Daniele Bocchiola, un osservatorio su come anno dopo anno sta cambiando l’ambiente nella città sottoposta a stress termici sempre più intensi e che ricadono immediatamente sui suoi abitanti. «Le notti tropicali, per citare un indicatore diffuso, sono raddoppiate negli ultimi trent’anni, ora sono un’ottantina l’anno, e questo è dovuto all’aumento della temperatura media di un grado, inteso come valore isolato; quello che ci viene fornito dalla rete termometrica milanese, un valore cioè che esprime il surriscaldamento complessivo».
Le ripercussioni sono ormai quotidiane, con temperature che possono sfiorare i quaranta gradi quando si tratta di «percepite». «Milano segue purtroppo il trend di molte altre città — continua il docente — con temperature in continuo aumento rispetto alla media stagionale e che nella dimensione urbana impatta fortemente anche sui sistemi economici, a cominciare dai cantieri all’aperto e dai black out. Non solo, devono anche cambiare i criteri di progettazione per adattarsi ai fenomeni estremi, dalle tempeste estive al calore, oltre le soglie del passato».












