Una famiglia un po’ disfunzionale, ma legata da affetto profondo e con mille ferite. Si sviluppa così la storia della seconda stagione di “Storia della mia famiglia“, la dramedy targata Netflix in 6 episodi, creata da Filippo Gravino, e da lui scritta insieme a Elisa Dondi, prodotta da Palomar (a Mediawan company) con la regia di Claudio Cupellini e Marco Danieli.
Tutto ruota attorno a Fausto (Eduardo Scarpetta), che ad un anno della morte, è sempre presente nei ricordi dei suoi famigliari, ma anche attraverso i piccoli video registrati prima del suo decesso, in cui racconta i suoi sentimenti, le emozioni e soprattutto il legame verso i genitori separati (gli strepitosi Vanessa Scalera e Sergio Castellitto), il fratello Valerio (Massimiliano Caiazzo) e i due figli rimasti orfani (Tommaso Guidi e Jua Leo Migliore), ma circondati dall’affetto di una famiglia allargata.
Intercettiamo Eduardo Scarpetta in un momento di relax: “Sono a Napoli a casa mia, vivo a Napoli, vivrò per sempre a Napoli. Sono stato a un matrimonio di quelli napoletani con quei 38-39 gradi croccanti. Metto a posto casa e la vivo come fosse domenica”.
Per la seconda stagione, qual è stato il vostro approccio per la storia?









