Orvieto (Terni), 27 giugno 2026 – Diciassette anni dopo, la fine del giorno è tutta qua. Via Roma 1, carcere di Orvieto, mezzanotte: è questa la destinazione finale del treno che non arrivò mai e che, alle 23.48 del 29 giugno 2009, trasformò la stazione di Viareggio in una palla di fuoco che fece 32 morti.
"Rispetto lo Stato”
“Non posso fare altrimenti, accetto la decisione dei giudici. Rispetto lo Stato”. Poi, le porte del carcere si sono chiuse alle spalle di Mauro Moretti, l’ex amministratore delegato di Ferrovie e Rete ferroviaria italiana, che l’altra sera si è costituito nell’istituto di pena umbro, noto per essere una struttura a custodia attenuate. “A schiena dritta e a testa alta”, parole sue, il manager condannato dalla Cassazione a cinque anni di carcere per disastro ferroviario colposo e incendio non ha perso tempo: affiancato dal suo avvocato, a poche ore dalla sentenza definitiva, ha scelto lo stesso carcere dove si costituì l’anno scorso Salvatore Buzzi, l’ex ras delle coop romane, condannato per corruzione nell’ambito del celebre processo sul ’Mondo di Mezzo’. In quel carcere c’è finito anche Fabrizio Corona, ma quella è un’altra storia.
Famigliari delle vittime della strage di Viareggio










