Cosa differenzi il Premio L’asino che vola dedicato a Goffredo Fofi tenutosi a Gubbio il 13 e 14 giugno scorso dai mille e più premi che affollano ogni angolo del pianeta lo si è visto da quel respiro particolare di cui ha parlato Mario Martone e che si percepiva tra i premiati, gli ospiti e i cittadini di Gubbio. Era come un sentimento collettivo di affetto sincero, di gratitudine, forse di grazia ricevuta per aver incrociato nella propria vita una persona speciale come Fofi. Promosso da un gruppo di amici e amiche e di collaboratori delle sue riviste, dal Comune e dalle associazioni di volontariato eugubine, il Premio si è materializzato in quel bastone disegnato per l’occasione da Mimmo Paladino. Fofi lo agitava come simpatico ammonimento o totem metaforico di possibili e diverse strade maestre da seguire. Le parole d’ordine impresse sul bastone «resistere, studiare, fare rete, rompere i coglioni» sono segni e codici di un linguaggio diffuso e condiviso diventato pratica culturale che sconfina nelle pratiche educative e nelle pratiche sociali adottate da minoranze etiche. Come il Centro di Salute Mentale (CSM) 24 ore di Gorizia, uno dei luoghi in cui la rivoluzione basagliana continua a vivere come pratica irrequieta e liberatoria o come il GRIDAS-Gruppo Risveglio Dal Sonno di Scampia sempre sotto minaccia di sgombero, creato da Mirella La Magna che insieme al marito Felice Pignataro, ha incarnato quella disobbedienza civile che era uno dei pilastri della cultura politica di Fofi.
Il bastone di Goffredo Fofi, in tempo di guerra | il manifesto
(Alias) Cosa differenzi il Premio L’asino che vola dedicato a Goffredo Fofi tenutosi a Gubbio il 13 e 14 giugno scorso dai mille e più premi che affollano ogni angolo del pianeta lo si è visto da quel respiro particolare di cui ha parlato Mario Martone e che si percepiva tra i premiati, gli ospiti e








