Caricamento player
«Abbiamo scelto di accogliere la regola quacchera che piaceva a Goffredo, e dopo due brevi interventi, resteremo in silenzio, ognuno per il tempo che vorrà». Così Stefano De Matteis, un minuto prima dell’ora prevista, alle 15:59 di sabato 12 luglio, introduce la funzione in ricordo di Goffredo Fofi nella sala del tempio valdese di piazza Cavour a Roma.
(Foto di Nicola Villa)
Come era prevedibile, la sala è stipata. Ci sono tanti volti amici – amici fra loro – e mi viene in mente quel cliché abusato nei film di indagini, le mappe della città con dei punti uniti da fili di cotone rosso (che credo nessuno usi mai davvero nella realtà, ma è una scorciatoia per farci immediatamente capire «l’investigatore lavora indefesso – lo vedi?, è notte – alla ricerca del suo obiettivo»). Ecco, mi figuro dei fili rossi che, passando tutti per il punto-Goffredo, uniscono fra loro a due a due, a tre a tre, a gruppi, le persone che si sono riunite qui oggi.
Mi incuriosisce osservare soprattutto le mille diverse shopper di cotone, simbolo planetario dell’esser parte di una comunità culturale: borsine quadrate con motti e loghi riconoscibili di case editrici, musei, festival. Una mi sembra particolarmente appropriata all’occasione, è quella che riporta il titolo dell’ultima Biennale: «Stranieri Ovunque».






