Caricamento player

Venerdì sera l’esercito statunitense ha attaccato alcuni obiettivi militari in Iran per la prima volta dalla firma dell’accordo preliminare i due paesi per mettere fine alla guerra in Medio Oriente, lo scorso 18 giugno. L’attacco statunitense è una ritorsione per un altro attacco, compiuto dall’Iran giovedì sera contro una nave portacontainer che stava attraversando lo stretto di Hormuz seguendo una rotta che non era stata concordata con il regime. Nel pomeriggio il presidente statunitense Donald Trump aveva definito l’attacco iraniano una «sciocca violazione» del cessate il fuoco in vigore da aprile.

Il comando centrale delle forze armate degli Stati Uniti per il Medio Oriente (CENTCOM) ha detto che gli aerei statunitensi hanno colpito alcuni luoghi di stoccaggio di missili e droni iraniani, e i siti radar sulle coste. Al momento non risultano feriti. Un funzionario del ministero della Difesa statunitense sentito dal New York Times ha detto che gli attacchi sono ancora in corso ma che sono circoscritti e non indicano un nuovo inizio di operazioni più ampie contro l’Iran.

È presto per dire se gli attacchi avranno conseguenze più grandi: al momento la ripresa della guerra non è negli interessi né dell’Iran né degli Stati Uniti. I due paesi stanno negoziando per trovare un accordo definitivo, ma sulle questioni più complicate le posizioni restano inconciliabili: tra queste c’è anche la gestione dello stretto di Hormuz, che l’Iran controlla dall’inizio della guerra e su cui applica un pedaggio, cosa inaccettabile per gli Stati Uniti.