Gli investigatori europei antifrode hanno contribuito a smascherare un vasto sistema che esportava illegalmente 4.200 tonnellate di rifiuti tessili dall'Italia alla Turchia, facendo emergere quella che le autorità descrivono come un'operazione redditizia pensata per eludere le norme ambientali e i costi del riciclo.

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L'indagine, guidata dall'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) in collaborazione con i Carabinieri italiani e le autorità doganali turche, si è concentrata sui rifiuti tessili con un alto contenuto di fibre acriliche.

Poiché questi materiali sintetici permangono nell'ambiente fino a 200 anni e richiedono processi di riciclo più complessi, sono soggetti a norme di smaltimento rigide e costose.

Gli inquirenti hanno accertato che le spedizioni sarebbero state etichettate in modo fraudolento per aggirare tali obblighi.