Un peluche messo in vendita a 20.000 euro, corredato da descrizioni atipiche come età, sesso, taglia e colore della pelle. Quella che inizialmente poteva apparire una bizzarria isolata si è rapidamente trasformata in uno dei casi mediatico-giudiziari più intricati delle ultime settimane in Francia, travolgendo Vinted, la nota piattaforma europea dedicata alla compravendita dell’usato.

L’allarme non è scaturito dalle aule giudiziarie, bensì dai social network. Video e schermate sono rimbalzati a ritmo serrato su TikTok e Instagram, sospinti soprattutto dai contenuti di una creator, identificata come Djena, che ha superato i 10 milioni di visualizzazioni denunciando una presunta rete criminale “in bella vista”. Gli utenti hanno segnalato una combinazione inquietante: oggetti comuni — dalle rose artificiali alle figurine — proposti a cifre esorbitanti, accompagnati da testi che sembravano comporre un macabro linguaggio in codice riferito a minori. La viralità di queste denunce ha alimentato un’ondata di panico digitale, confermando ancora una volta la forza dell’amplificazione algoritmica. Ciononostante, le segnalazioni sono state ritenute sufficienti a giustificare un intervento istituzionale: il 25 giugno 2026 la procura di Nanterre ha aperto un’indagine preliminare. Il fascicolo è stato affidato all’OFMIN (Office mineurs), struttura centrale della Police nationale specializzata nel contrasto alle violenze e ai reati gravi contro i minori. La scelta indica che le autorità trattano il dossier con la massima cautela: al momento non esiste alcuna conferma dell’esistenza di un traffico effettivo, ma emerge la necessità di verificare una serie di inserzioni sospette.