Manca sempre meno all’accensione del braciere dei XX Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026. Dal 21 agosto al 3 settembre il capoluogo ionico diventerà il centro dello sport mediterraneo, accogliendo migliaia di atleti provenienti da tre continenti e trasformandosi, per due settimane, nel luogo in cui culture, lingue e tradizioni diverse si incontreranno nel nome dell’olimpismo. Per comprendere appieno il significato di questa manifestazione, è necessario ripercorrere una storia lunga oltre 70 anni, nata dalle ferite della seconda guerra mondiale e cresciuta fino a diventare una delle più importanti manifestazioni sportive internazionali.

L’idea dei Giochi del Mediterraneo prese forma nel secondo dopoguerra grazie all’egiziano Mohamed Taher Pasha, membro del Comitato Olimpico. In un Mediterraneo ancora segnato dai conflitti, Taher intuì come lo sport potesse diventare uno straordinario strumento di dialogo tra i popoli. La sua proposta trovò terreno fertile nel movimento olimpico e nel 1951 vide la luce la prima edizione dei Giochi, ad Alessandria d’Egitto. Fu l’inizio di un percorso destinato a crescere costantemente. Dalla loro nascita, i Giochi del Mediterraneo hanno rappresentato un luogo di incontro tra Europa, Africa e Asia, oltre che un evento sportivo. Ancora oggi il loro simbolo raffigura tre cerchi bianchi che si riflettono nelle onde del Mediterraneo, a rappresentare l’unione delle tre sponde attraverso lo sport. È una filosofia che il Comitato Internazionale dei Giochi del Mediterraneo continua a promuovere, ponendo al centro valori come amicizia, rispetto, pace e dialogo tra popoli. Nel 1961 nacque il Comitato Internazionale dei Giochi del Mediterraneo (ICMG), fondato ad Atene per garantire continuità e stabilità alla manifestazione. Da allora la competizione ha assunto una cadenza quadriennale, (unica eccezione lo slittamento dal 2021 al 2022 per Covid). Oggi fanno parte del movimento 26 Comitati Olimpici Nazionali, appartenenti a tre continenti e accomunati dall’obiettivo di utilizzare lo sport come linguaggio universale.