Mancano 60 giorni alla XX edizione dei Giochi del Mediterraneo, manifestazione sportiva internazionale che quest’anno si disputerà a Taranto dal 21 agosto al 3 settembre. Il comitato organizzatore ha annunciato che ad aprirli saranno il presidente Mattarella e la premier Meloni. Le gare coinvolgeranno 4mila atleti in rappresentanza di 26 nazioni. Taranto era l’unica candidata al mondo a ospitarli, ma per tutti, destra e sinistra, i Giochi dovevano rappresentare il riscatto della città. Come ogni cosa che da dieci anni pretende come risarcimento per essere stata per mezzo secolo la capitale industriale del mezzogiorno. Dall’industria ai Giochi. Un iter travagliato iniziato nel 2019 con l’abbraccio di Emiliano e l’allora ministro Barbara Lezzi a Patrasso, e finita nel 2023 con la regione commissariata dal governo Meloni perché in cinque anni non era partita neanche un’opera.Nel masterplan di candidatura il governo avrebbe dovuto investire 150 milioni, e altri 100 li avrebbero dovuti mettere Comune di Taranto e Regione Puglia. È finita che il governo ne ha messi 300, e gli enti locali neanche uno. Il commissario scelto è Massimo Ferrarese, un vecchio politico brindisino amico di Fitto. E di AlBano, il cantante. Che Ferrarese ha voluto per l’inno di Mameli alla cerimonia di apertura dei Giochi (anche se non era previsto nel progetto con cui la G2eventi si è aggiudicata la gara).Emiliano ovviamente fece ricorso contro il commissariamento, perdendolo. Da allora Ferrarese è riuscito quasi a portare a termine tutte le opere, a cui seguiranno i collaudi post giochi. Di questo si è complimentato anche Montezemolo, altro amico di Ferrarese, che la settimana scorsa prima di andare a cena con il commissario e Albano è passato da Taranto a vedere i cantieri. Non ci sarà però un villaggio olimpico: gli atleti verranno ospitati su due navi da crociera ormeggiate nella base navale della Marina. Dopo Montezemolo è stato il turno del ministro Foti, in visita sui cantieri dopo i numerosi sopralluoghi del collega Abodi: “Le risorse saranno integrate di 12 milioni di euro per le opere, e altri 25 milioni per l’organizzazione” ha annunciato il ministro del Pnrr. Mentre il comitato organizzativo, guidato dall’ex campione di taekwondo Carlo Molfetta (le cronache registrano sia stato scelto personalmente da Giorgia Meloni in quanto vicino di casa con cui gioca a burraco), ha accontentato con molte nomine anche il Pd locale.Tra i progetti di riqualificazione, le nuove costruzioni nella città di Taranto comprendono: il nuovo Iacovone (60 milioni), il rifacimento dello stadio con coperture e ampliamento a 20 mila posti; due piscine (40 milioni) da 2.000 spettatori con una vasca coperta (50 x 21 metri) e un’altra scoperta (35 x 25 metri). Un centro nautico per 1000 spettatori per lo svolgimento di gare di vela, canotaggio e kayak. E poi palazzetti e campi per le altre discipline. Fatte le opere, il problema diventa la legacy. Con la difficoltà per l’ente comunale che ne è proprietario, di gestire impianti così dispendiosi. Il commissario Ferrarese, extra ruolo, ha anche creato una fondazione un po’ borderline per evitare diventino cattedrali nel deserto (come parte della stessa Taranto, a cominciare dall’ex Ilva). Gli impianti però sono e restano del comune, e una fondazione non può gestirli. La difficoltà maggiore riguarda le piscine, che hanno i costi di gestione più alti. E persino la Federazione Italiana Nuoto ha declinato l’invito a occuparsene direttamente. Il Comune, dopo una consulenza di 140 mila euro alla Pricewaterhouse, ha aperto i bandi per le strutture minori, e un project financing per altre. Parallelamente la fondazione di Ferrarese ha offerto una consulenza al professor Dino Ruta, docente alla Bocconi, già coordinatore del progetto “Impatti e Legacy delle olimpiadi di Milano-Cortina”. Il quale ha contattato e messo in relazione con il Sindaco la Legends Global, società internazionale che gestisce stadi come il Santiago Bernabéu e altre importanti strutture in tutto il mondo. Ma che a Taranto ha trovato il blocco della tifoseria, che spinge affinché il nuovo stadio sia affidato alla Ss. Taranto Calcio, la squadra rossoblù con la tifoseria più calda d’Italia, sfrattata per i lavori di riqualificazione, risollevata dalla famiglia Ladisa dopo un fallimento, che si è appena giocata la promozione in Serie D. Domenica scorsa, dopo la finale dei playoff persa in casa, alcuni tifosi hanno invaso il campo scagliandosi contro i giocatori. Risultato? Il nuovo Iacovone è stato squalificato fino al 15 novembre. Il primo stadio al mondo squalificato ancora prima di aprire.